giovedì 15 dicembre 2011
Ep.1
Guardo fuori dalla piccola finestra gialla che dà sul cortile interno. La luce è invisibile e le sensazioni si moltiplicano manifestandosi a poco a poco. In tutto il rumore che filtra da i vetri sottili distinguo solo le macchine e la pioggia. Non ho mai dato troppo peso al tempo che passava, visibile per me solo attraverso la finestrella gialla, ma ora che ci penso ne è passato davvero molto. Nell'oscurita di questa stanza polverosa ho visto passare molta più vita di quanta si può credere, ad ogni modo non la posso raccontare.
domenica 6 novembre 2011
Immotivati sentimentalismi
Sento come se la percezione della realtà si staccasse dal mio corpo. Lo capisci? Se te lo dico mi capisci? Forse no... Forse voglio stare sola e isolata a pensare come evitare di essere una persona "figa". Superfluo. Il pensiero di frequentare posti belli mi da l'ansia. Tutto si riconduce al desiderio di una seduta d'analisi, bella seria, interna, fino alle viscere e tirare fuori tutto quello che c'è. Cosa c'è? Gli stereotipi di questa vita che stanno in agguato ad ogni centimetro che fai e ti accorgi che non sei originale in nulla e tutto fa pena. I condizionamenti autoimposti e le seghe mentali e i vestiti e le paure e i sogni, la morte, il sonno. Non mi viene in mente nulla da voler fare, solo stare con me, su di me, dentro di me, leggermi capirmi, volermi assecondare. Tutto è troppo e poi lo semplifichi ma è ancora difficile. Non sento che delle parole e penso sempre che sono stupide. E' sempre complesso scrivere un testo specialmente se quello che vuoi scrivere è che non trovi un senso nello scrivere un testo.
martedì 27 settembre 2011
Fosipres 10 Mg
Sentendo canzoni legate al passato riemergevano anche le facce. Sempre meglio della realtà in cui invece quelle stesse facce sono pessime. I ricordi a cui sono legate le canzone spingono la tua mente a capire anche chi eri tu. Il meccanismo è oscuro e ferraginoso e non ti sai mai dare una vera spiegazione. E' però involontario, ed è questo che rompe davvero. Come il cuore che va avanti a battere anche quando tu non vorresti. Quante volte hai desiderato non avere memoria? Io tutti i giorni. Sabotare la propria memoria è spesso l'unica scapatoia da ricordi sgraditi o troppo graditi e quindi non veri. Ti racconti che non te lo ricordi. Io non voglio più ricordare nulla.
lunedì 29 agosto 2011
Le vasche da bagno lasciate al sole
sabato 27 agosto 2011
I miei biscotti non si toccano
Tu, in fondo ti conosco, so bene che hai la mente iniquamente divisa tra le cose da fare e quelle che non farai mai. Camminando nella giornata del sole ti ho pensata come se ti vedessi fantasma. Un presenza che aleggia al mio fianco, figlia di un trauma, detestabile ed impossibile da dimenticare, da tralasciare la tua venuta. Parlo a femminile ma tu sai cosa sei? Non te l'ho mai chiesto cosa pensi di essere, almeno a che categoria appartieni. Mi avvantaggio nel viverti, a tratti travolta dall'euforia del mondo che è infinito intorno al nostro improbo legame, a tratti, lunghi magari, delusa da come mi ignori e mi lasci calpestata seppur in piedi. A terra. Ho aperto mille finestre per lasciare che il mondo fuori ti ispirasse una vita più facile, più ricca, più piena. Ora riesco solo a pensare che moriremo. Non so, mi assale questo pensiero, come fai tu certe notti, di nascosto nel buio di una stanza da letto, non necessariamente la mia. Incerte virgole in questo testo dove tu scrivi l'altra metà, ossia tutto quello che non c'è scritto ma che c'è. Sei tu, la mente di tutte queste giornate al limite tra la creatività e la pazzia, dove un secondo prima vuoi gridare e il secondo dopo sei volgare come solo la carne sa esserlo. Nulla rimane pulito ai miei occhi. Tutto diventa una ricerca e si risolve in un nulla da masticare e da trasformare in qualcosa che valga più di tutte le parole che hanno detto altri. Curo i miei testi e tu li scombini, curo la forma e tu rompi l'armonia, incessante nella tua caccia al tempismo perfetto. Facciamo tutto all'unisono... Io sono te e tu sei me.
lunedì 22 agosto 2011
Quel che è giusto è giusto.
La signora bionda della porta sotto, non dice buongiorno, non dice ciao alla fine della conversazione. Io ascolto in maniera sommaria e ho bisogno di scusarmi dieci, cento, mille volte. La signora bionda parla veloce ma il suo trucco l'ho capito, pensa a due o tre frasi e ripete sempre quelle a raffica, così sembra che parli tanto ma sono solo tutti rafforzativi di un solo ed unico concetto. IO TI VOGLIO SOPRAFFARE. La signora, bionda per l'appunto, vuole convincermi che le ho fatto qualcosa di male, che sono io la causa del suo malessere, del fatto che lancia le cose, che usa male il congiuntivo, che è sarcastica, del fatto che ogni cosa brutta della sua vita dipende da quello che faccio dentro la mia casa. Provo ancora a scusarmi anche se non so di cosa, perchè è nella mia natura reagire con moderazione al bisogno altrui di schiacciarti, in questo caso il suo bisogno di prevaricare me. Parla con voce troppo alta e il dislivello sociale mi crea fretta nel risolvere questo discorso, mi comporta una serie di meccanismi mentali di svalutazione della mia persona, mi costringe ad annullare l'attenzione verso la cura delle parole. Mi scappano due e tre scuse ancora. Accade una cosa. In un'istante la situazione precipita, perchè la bionda, vuole proprio tirare fuori il peggio di me. Allora lo fa nell'unico modo in cui poteva permettersi di farlo, dice....:" O sei tu o l'amichetta tua...". La pace è irrimediabilmente perduta.
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