lunedì 22 agosto 2011
Quel che è giusto è giusto.
La signora bionda della porta sotto, non dice buongiorno, non dice ciao alla fine della conversazione. Io ascolto in maniera sommaria e ho bisogno di scusarmi dieci, cento, mille volte. La signora bionda parla veloce ma il suo trucco l'ho capito, pensa a due o tre frasi e ripete sempre quelle a raffica, così sembra che parli tanto ma sono solo tutti rafforzativi di un solo ed unico concetto. IO TI VOGLIO SOPRAFFARE. La signora, bionda per l'appunto, vuole convincermi che le ho fatto qualcosa di male, che sono io la causa del suo malessere, del fatto che lancia le cose, che usa male il congiuntivo, che è sarcastica, del fatto che ogni cosa brutta della sua vita dipende da quello che faccio dentro la mia casa. Provo ancora a scusarmi anche se non so di cosa, perchè è nella mia natura reagire con moderazione al bisogno altrui di schiacciarti, in questo caso il suo bisogno di prevaricare me. Parla con voce troppo alta e il dislivello sociale mi crea fretta nel risolvere questo discorso, mi comporta una serie di meccanismi mentali di svalutazione della mia persona, mi costringe ad annullare l'attenzione verso la cura delle parole. Mi scappano due e tre scuse ancora. Accade una cosa. In un'istante la situazione precipita, perchè la bionda, vuole proprio tirare fuori il peggio di me. Allora lo fa nell'unico modo in cui poteva permettersi di farlo, dice....:" O sei tu o l'amichetta tua...". La pace è irrimediabilmente perduta.
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